Secondo i recenti dati pubblicati dall’Ipbes, molte specie di insetti impollinatori, tra cui le api, sono oggi a serio rischio estinzione: uno scenario allarmante, se si pensa che il 75% della produzione agricola dipende almeno in parte dall’impollinazione e che attualmente vengono prodotte dalle api 1,6 milioni di tonnellate di miele all’anno.

È facile pertanto intuire come questo preoccupante declino, noto ormai da anni, possa avere gravi ripercussioni anche per l’essere umano, il quale beneficia dell’allevamento degli operosi insetti da oltre 8.000 anni.

Ma che cosa sta causando la diminuzione degli alveari e della popolazione delle api? Gli studi condotti per rispondere a questo quesito hanno rilevato molteplici fattori, diversi a seconda delle varie aree del mondo e spesso presenti in maniera combinata fra loro: malattie come le parassitosi, malnutrizione, cambiamenti climatici e utilizzo dei pesticidi in agricoltura.

In Italia in particolar modo sono sotto accusa il parassitismo di Varroa e gli effetti tossici dei Neonicotinoidi, una classe di insetticidi immessi sul mercato a partire dagli anni ’70, che derivano appunto dalla nicotina e si spruzzano direttamente sulle foglie o nel suolo per proteggere il seme.

Inoltre molti acaricidi impiegati per debellare la varroasi diventano a loro volta fonte di problemi per le api (già indebolite dall’acaro, che si annida all’interno delle cellette dei favi e si nutre dell’emolinfa delle larve) e per i prodotti dell’apiario.

Un altro influsso negativo sarebbe esercitato dall’industrializzazione dell’agricoltura: le vaste zone coltivate a monocoltura costringono infatti gli insetti ad acquisire il polline da poche varietà di piante, limitando la disponibilità di cibo e causando uno squilibrio nello loro alimentazione. L’agricoltura intensiva e i disboscamenti frammentano e distruggono i preziosi habitat in cui gli impollinatori sono soliti nidificare.

Anche gli stress climatici, dovuti all’innalzamento delle temperature e ad eventi meteorologici più estremi o irregolari, possono influire sensibilmente sulla vita delle colonie.

E se le api scomparissero, quali sarebbero le concrete conseguenze? Probabilmente molte coltivazioni sopravviverebbero comunque, ma diminuirebbe la produzione con evidenti risvolti di tipo economico e l’impollinazione naturale dovrebbe essere sostituita con altri metodi. Inoltre ne risentirebbe la biodiversità del pianeta, in quanto, oltre alle colture, anche un’altissima percentuale delle piante selvatiche sfrutta gli insetti impollinatori per riprodursi.