Perché l’apicoltore deve rinnovare i favi da nido

C’è una sana abitudine che il buon apicoltore dovrebbe sempre osservare al momento della ripresa dell’attività dell’alveare: l’inserimento dei fogli cerei e il rinnovo dei favi.

Il favo, si sa, è il biglietto da visita dell’apicoltore e il suo stato è in grado di preannunciare la qualità del prodotto che si raccoglierà a fine stagione. Non rinnovarlo periodicamente può significare esporre il melario all’insorgere di malattie, compromettere la bontà del miele e addirittura contaminarlo con i residui dei prodotti ancora utilizzati per contrastare le malattie delle api, nonostante i vantaggi dell’apicoltura biologica.

L’introduzione dei fogli cerei, che l’apicoltore può svolgere seguendo la procedura illustrata dal FAI, permette non solo di assecondare la crescita dell’alveare, ma anche di attuare un’ottima strategia di prevenzione igienico-sanitaria. Sono proprio i favi vecchi di qualche anno, che hanno già ospitato la covata, a rappresentare infatti l’ambiente ideale per il manifestarsi e il proliferare di patologie devastanti per le api.

Le spore di peste americana – ad esempio – si annidano e diffondono facilmente tra i sedimenti di esuvie larvali e la stessa varroa predilige le celle che hanno contenuto in precedenza la covata. Nei favi usurati e deformati le api costruiscono inoltre più di frequente celle da fuco, che sono note sviluppare all’interno un numero maggiore di acari di varroa.

Ecco perché il ricambio dei favi, eseguito con regolarità e costantemente nel tempo, è una buona prassi igienica, che ogni apicoltore dovrebbe attuare per consentire alla colonia non tanto di debellare, ma quantomeno di contrastare efficacemente gli agenti patogeni.

Un consiglio pratico per programmarne il rinnovo? Segnare su ogni nuovo foglio cereo l’anno di inserimento, in maniera da poter agevolmente verificare quando è tempo di sostituirlo. I telai vecchi invece vanno fatti ripulire dal miele residuo e smaltiti, ricordando che è opportuno non riciclare la cera ottenuta dalla fusione di un vecchio favo, per evitare qualsiasi tipo di contaminazione dell’alveare.