Lo straordinario mondo delle api da miele

«L’ape da miele, così come la conosciamo, ha iniziato a ronzare in mezzo ai fiori, a costruire la sua casa di cera e a riempirla di tesori circa trenta milioni di anni fa. Da quella fatidica data nulla è stato più lo stesso e il mondo si è piegato e conformato per accogliere il suo incessante ronzio». Con queste parole l’entomologo Gianumberto Accinelli, nel suo libro La meravigliosa vita delle api, introduce la storia di uno degli insetti più importanti e straordinari sulla Terra.

La comparsa delle api è connessa al suo lavoro di impollinatrice. Inizialmente le piante sfruttavano la forza del vento per trasportare i granuli pollinici, cioè la sezione maschile del fiore, in quella femminile. Ma questa modalità di impollinazione è particolarmente dispendiosa e poco efficace. Fino a quando nel corso dell’evoluzione comparve una pianta che erogava della linfa elaborata all’esterno, la quale attraeva moltissimi insetti. La linfa iniziò poi a essere erogata in prossimità degli organi sessuali della pianta e si trasformò in nettare: gli insetti che si posavano per prelevare il nettare si sporcavano così di polline e lo depositavano in un altro fiore.

In origine i principali insetti impollinatori furono i coleotteri, le farfalle, le mosche e i primi apoidei, come le api solitarie e i bombi. Ma la vera rivoluzione dell’impollinazione si deve all’ape, un insetto estremamente evoluto, la cui morfologia è legata all’impollinazione (i peli che lo ricoprono si riempiono di granuli di polline durante le visite ai fiori) e in grado di favorire con i loro viaggi la biodiversità o variabilità dal punto di vista genetico delle piante visitate, permettendo la sopravvivenza di molte colture.

La raccolta del polline è per le api un vero “rituale”. Quando una bottinatrice torna all’alveare, dopo aver trovato una fonte di nettare, utilizza un vero e proprio linguaggio simbolico per comunicare la distanza e la posizione del nutrimento: emette dei messaggi chimici e compie una danza particolare.

L’ape è del resto un “insetto sociale” e tutti i suoi comportamenti mirano alla coesione e al coordinamento dei singoli insetti, affinché agiscano come un unico, grande organismo, il cui cuore è l’ape regina (l’ape scelta dalle operaie e nutrita soltanto con pappa reale per renderla attiva sessualmente). Quest’ultima regola le funzioni riproduttive e nervose; le api operaie rappresentano invece l’apparato digerente e muscolare, mentre i fuchi svolgono una funzione di sorveglianza e termoregolazione dell’alveare, oltre che riproduttiva.

La vita dell’operaia è breve, ma molto laboriosa e intensa: l’uovo deposto dalla regina si schiude dopo 3 giorni; la larva viene nutrita dalle api adulte con pappa reale e poi con polline e miele. La giovane operaia esce dalla cella dopo 21 giorni e si dedica dapprima all’attività di pulizia dell’alveare, al nutrimento delle larve e della regina, alla costruzione delle celle, alla vigilanza e si trasforma infine in bottinatrice: visita i fiori e ne raccoglie il nettare, trasformandolo in miele durante il volo di ritorno. Tutte queste fasi di vita sono regolate dai segnali chimici emessi dall’ape regina.

Insomma, basta conoscere un po’ più da vicino il mondo delle api da miele, per rendersi conto di quanto questo piccolo insetto possieda delle doti straordinarie e di quanto sia importante proteggerlo e amarlo.